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Historias de caza

Una historia de Alfonso

Vorrei cominciare questo racconto facendo una riflessione. Si può essere dei veri appassionati di caccia senza amarne tutte le sue sfumature e diversità? Credo di no. Si può certamente per alcuni amare di più la caccia con i cani, per altri sara bellissimo aspettare in freddi mattini di gennaio sfreccianti anatre o magari per alcuni stare ore e ore ad oche. Stagioni di caccia per tirare un colpo ad un cinghiale fantasma tanto desiderato. Tutto questo è caccia e nessuno ha il diritto di dire che si e più o meno cacciatore in base a questa praticata. Si sara più o meno bravi rispettando le sue regole ed esercitandola nel migliore dei modi.

Tutta questa premessa nasce dal fatto che ora voglio raccontarvi di una mia giornata fantastica a tortore africane. Come è risaputo la tortora africana nidifica nel centro Europa e dopo aver passato l’estate tra le sconfinate distese di girasoli, al primo temporale d’agosto si concentra e in 3 o 4 giorni tira via verso il nord Africa. In tutta questa storia che si ripete ogni anno può succedere che per via del tempo che fa maturare prima i girasoli, la presenza di acqua che tutti sanno essere fondamentale alla tortora, in alcune zone la concentrazione di quest’ultima sia elevatissima. E quest’anno nel nord della Bulgaria è successo proprio questo.

Lasciatemi raccontare come è andata. Verso il 20 di agosto mi ha chiamato Nadia, la nostra fedelissima organizzatrice da cui veniamo io e mio fratello a quaglie da tanti anni, dicendomi della presenza di tantissime tortore. Siamo partiti il giorno dopo, perché nella caccia alla migratoria la reattività alla chiamata è fondamentale e per le tortore forse di più, oggi ci sono, domani sparite. Io preferisco la caccia con il cane, mentre mio fratello ama quella dal capanno, ma non vi nascondo che passare qualche giornata a sparare a quei fulmini chiamate tortore che sfrecciano tra i girasoli è una cosa che consiglio di provare anche ai piu incalliti cinofili del mondo.

La caccia a questi diavoletti si svolge così-le guide controllano i campi dove i girasoli sono piu maturi e dopo aver scelto quelli migliori la mattina della cacciata prima dell’alba ci si dispiega intorno al campo circondandolo e si aspetta che le tortore arrivano. Deve passare una buona mezz’ora dopo il sorgere del sole prima di sentire le prime schioppettate. I meno esperti a questa caccia non sanno che a differenza dei tordi e le anatre stesse che al primo albeggiare cominciano a volare le tortore che dormono lontano dai girasoli, quasi sempre nelle pinete o boschi delle montagne vicine, ci mettono un po’ per arrivare a mangiare e quasi quando ormai si cominciano a perdere le speranze eccole che arrivano. Le prime le vedi molto alte in gruppi di 5-6. Appena vedono il girasole maturo scendono in picchiata e vi garantisco-è dificilissimo prenderle. Una delle cose fondamentali per ottenere buoni risultati è rimanere ben coperti fino al momento dello sparo. Le tortore hanno una vista spaventosa e riescono a scartare in volo al primo momento sospetto. Un’altra cosa fondamentale vista l’omogeneità dei girasoli è la presenza di un raccoglitore che vede dove casca l’animale abbattuto e col supporto dei cani lo raccoglie. Lo stesso accompagnatore dal capanno guarda sempre dalla parte opposta del cacciatore e gli chiama le tortore contrarie. Avrete fatto caso che quasi sempre il sole si mette tra voi e la tortora quasi a voler dire che la natura e dalla loro parte. Il gran caldo e la mancanza assoluta di ombra rendono tutto questo faticoso e non così facile come si penserebbe.

Torniamo alla nostra giornata. Sentivo il capanno di mio fratello che già aveva aperto le danze e ancora non riuscivo a sparare alla prima tortora pur vedendone tantissime, ma quella era lunga, li c’era il sole negli occhi, l’altra da dietro, mi sono mosso troppo presto-tutte scuse per non voler accettare il fatto che la velocità di questi animali le prime volte ti lascia di stucco e rimani a guardarle andar via. Poi la prima, la seconda, la spennata, sembra che è cascata lì, lascia stare ci andiamo dopo, mamma mia quante e così via anche nell’altro capanno. Una voce da lontano-“Hai le cartucce?”, la corsa verso la macchina. Poi ti accorgi che sfilano un po’ più in là verso quel canale e così fino alle 10 quando ci si ritrova a contare i pezzi-tanti, ma forse potevano essere molti di più e anche qui siamo alle solite “ho sbagliato il fucile, l’anno prossimo porto l’automatico, “ “le cartucce vanno male”, “stavo nel posto sbagliato”-tutte scuse per non dire che qui ci vogliono i cacciatori veri, quelli a sangue freddo. Ma va bene così, un cacciatore a beccacce tante cartucce non spara neanche in 2 vite. Stiamo mangiando e bevendo dell’ottimo Traminer fresco bulgaro e sembriamo appagati quando ecco che verso le 3 tornano a prenderci i capocaccia spiegandoci che il pomeriggio la tortora torna a mangiare e c’è da divertirsi. Il campo è diverso dalla mattina, ma lo scenario è lo stesso, cambia solo il colore dei girasoli-dovuto al fatto che ora il sole è alle nostre spalle e comincia a diventare arancione abbassando la luce e sembra voglia ancora una volta aiutare le sue amate tortore nascondendole tra il marrone dei fiori maturi. I colpi ora sembrano molti di meno della mattina, ma al conteggio serale i pezzi abbattuti sono quasi simili, cosa è? siamo diventati grandi sparatori dopo solo una giornata di caccia?

Forse, o forse un goccio di buon vino e tutti quei consigli che ci siamo scambiati a tavola ha fatto si che siamo migliorati in sole due ore? Secondo me c’è una spiegazione sola in questa cosa-per il bravo cacciatore basta poco per interpretare e capire una nuova situazione di caccia che gli si propone. Certo, non sara all’inizio il primo della classe, ma strada faccendo e spinto dalla passione otterra ottimi risultati, tali comunque per farlo sentire soddisfatto. E sicuramente avra arricchito la sua conoscenza in ambito venatorio che con le sue molteplici diversità e modi di cacciare da nazione a nazione non si finisce mai d’imparare. Quindi datemi ascolto, se un giorno vi arriva una telefonata che vi invita ad una cacciata a tortore nei fantastici girasoli bulgari, dategli retta, fate.

Una historia de Calisi Michele

E sempre cosí la notte che precede la prima uscita dell’anno a beccacce. La passo in uno stato di agitazione ed eccitazione e giro e rigiro nel letto. Come se fosse la prima volta. In 20 anni di licenze di caccia tante sono le storie che potrei raccontare, alcune sono giornate memorabili, altre da dimenticare, ma forse questo è il bello della caccia, non si sa mai cosa ti aspetta. Se dovessi raccontare una giornata particolarmente bella non saprei quale scegliere tra le tante. Sarebbe facile raccontare di fantastici carnieri e indimenticabili cacciate con gli amici di sempre, immortalate da foto che con il passare degli anni non hanno più il significato di grandezza, ma forse di malinconia nel rivedere vecchi amici e grandi cani.

Si, cani, la cosa più importante per un cacciatore di beccacce. Grandi cacciatori dicevano che avere nella vita un grande cane è una gran fortuna e allo stesso tempo una maledizione. Questo perché alla sua scomparsa sara difficile sostituirlo. Nella mia ancora poca e giovane esperienza da cacciatore posso dire di essere un fortunato. Da circa 15 anni collaboro e organizzo la caccia in Bulgaria e da 8 anni per l’agenzia venatoria Favia e quindi ho tantissimi ricordi di grandi cani sia miei che di clienti amici.Quando ci si trova davanti a un gran cane e sta in mano ad un altro cacciatore il primo sentimento che si prova è l’invidia, ma credete, se riuscirete a superarla dovete solo sfruttare la fortuna di cacciare con lui e imparare da lui, si, imparare, perché come ogni gran cacciatore sa un gran cane ci insegna ad andare a beccacce.

Torniamo ora ad una giornata da ricordare. Era l’annata di caccia 2005, un’annata veramente strana, le beccacce erano introvabili, come fantasmi nei famosi posti di passo e latitanti nei luoghi di svernamento, né alte in montagna, né basse sul mare, scomparse. Tra i vari cacciatori che ci erano venuti a trovare erano diverse le teorie e le spiegazioni che provavano a dare-temperature troppo alte, una brutta annata per le covate, cambi di migrazione-un po’ di tutto, ma niente che potesse spiegare tutto ciò. Dopo vari giorni di cacciate in bianco decidiamo con Nadia di non far arrivare altri gruppi. E un po’ delusi ormai quasi a fine novembre eravamo decisi a togliere le tende e tornare a casa.

Ma ecco la telefonata che cambia una stagione e poi in futuro anche le altre. Un uccellino amico di Nadia ci segnala una regione dove la settimana prima erano stati registrati alcuni abbattimenti da cacciatori locali poco esperti in questa caccia. Che facciamo? Inutile dirlo, alle 4.30 del mattino dopo caricati i fedeli compagni Bimba e Ben, i miei due setter tricolori che tante soddisfazioni mi hanno dato con quasi 2 ore davanti di furgone e il cuore in gola per l’emozione partiamo. L’appuntamento è in un piccolo paese al confine turco e ad aspettarci c’è un pastore locale esperto della sua montagna, che sara la mia guida. Da quando siamo partiti il nevischio misto a pioggia non ci ha mai lasciati, ma reduci di settimane di secca e temperature alte dava alla giornata un fascino particolare. L’incontro davanti al piccolo ufficio caccia si prolunga più del dovuto per un cacciatore che ormai non sta più nella pelle al pensiero di esplorare zone poco battute o addirittura vergini a cacciate alla regina. Dopo l’ok del direttore, permesso alla mano si parte col furgone per gli ultimi 3 chilometri che mi dividevano da una delle più belle giornate di caccia della mia vita. Lascio Nadia nel furgone che legge un libbro che ancora piove.

Ricordero sempre lo sguardo del capocaccia al partire del primo fischio del falco che avevo impostato ai biper dei cani. Il mio poco bulgaro e il suo niente italiano non mi permettevano di spiegare il funzionamento di quei strani collari che ogni 20 secondi sembravano squarciare un silenzio quasi da favola. Grazie a Dio dopo 5 minuti un aiuto me l’ha dato uno dei cani che va in ferma in una faggeta e viene subito rispettato dall’altro e lì comincia la musica. Puoi averne vissute 1000 di queste scene, ma ogni volta sembra la prima e l’agitazione sale, le pulsazioni aumentano, cerchi il posto migliore dove piazzarti, ma hai paura che ogni movimento falso potrebbe far volare lei, la regina. Ogni passo in più è traguardo raggiunto tra te e lei, cerchi di capire dove trovera la via di fuga. Ma quasi sempre ti smentisce, speri sempre di essere nel posto giusto al frullo, ma la regina decide di partire quasi sempre scartando e lasciandoti di stucco ad imbracciare e lasciare partire un doppietto improponibile tra i rami e i fantasmi. Fortuna ha voluto che quel giorno ha avuto la meglio la mia squadra e vedere Bimba che tornava a testa bassa con la regina in bocca ha fatto scaricare in me tutta la tensione accumulata nell’ultimo periodo di magra. Ricordo ancora, era una bellissima bekka grassa e testimone di un terreno buono per svernare, pieno di quei gustosi lombrichi di cui ne vanno matte. L’amico accompagnatore mi chiede di osservarla da vicino e mi garantisce che ce ne sono altre che lui muove sempre pascolando le sue bestie tra i fossi, i rovi e le colline circostanti. E così è, riesco ad incontrare una decina di beccacce e ne abbatto 5, metto una gran paura ad una lepre che tra i suoi sassi scarta le mie fucilate con una facilità scolastica e decido che per quel giorno può bastare.

Al ritorno nascondo a Nadia il carniere e bleffando le provoco una gran tristezza nello sguardo che scomparve da lì a poco quando la guida non riuscendo a capire lo scherzo che le stavo tirando spiffera tutto in bulgaro e dice che ne ho prese 5, ma potevo fare molto di più. Con la gioia alle stelle scattano le telefonate ai tanti amici in Italia in attesa solo di un ok per partire. Da quell’anno in quella regione abbiamo registrato grandissime settimane di caccia e abbiamo legato con gli abitanti del posto. Un forte e duraturo rapporto di lavoro sfociato anche in amicizia. Non nascondo che un po’ di gelosia per quei posti mi è venuta e tante volte penso che forse quel giorno avrei dovuto lasciarle volare quelle bekke, ma poi mi dico che se tutta la caccia viene praticata nel massimo rispetto sia per l’ambiente dove si va che per le persone che ci ospitano è giusto che ne godano tutti.

La opinion de nuestro cliente que tiró un tropheo unico por 4 dias

Benny Bestard: "Yo nunca cazéen el mismo lugar dos veces, pero estaba en Bulgaria tres veces"